L'intervento del Ministro
"E’ per me un grandissimo piacere e un onore essere oggi ospite di questo straordinario Museo e ringrazio il Direttore Michail Piotrovskij, Sergej Androsov, direttore dell’arte figurativa dell’Europa Occidentale e Lorenzo Zichichi per aver promosso questa nuova iniziativa che si aggiunge ai tanti altri progetti realizzati per permettere al pubblico russo di conoscere importanti pagine dell’arte figurativa italiana del secolo appena trascorso.
Inauguriamo oggi una mostra di alto valore culturale che anticipa e introduce l’ “Anno della lingua e cultura italiana in Russia e della lingua e cultura russa in Italia” che nel 2011 arricchirà il quadro dei privilegiati rapporti bilaterali tra l’Italia e la Federazione Russa.
Italia e Russia, San Pietroburgo e Venezia intrecciano le loro culture da tempi lontani.
Questo sontuoso edificio che corre lungo le rive del fiume simbolo di San Pietroburgo, il cui fluire è evocato dalle sublimi voci di tanti poeti russi è stato progettato dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli.
Un grande poeta pietroburghese, Josif Brodskij, elesse la mia città natale, Venezia, a sua dimora ideale, dedicandole raffinatissime pagine di cui cito un passaggio: “È come se lo spazio, consapevole – qui più che in qualsiasi altro luogo – della propria inferiorità rispetto al tempo, gli rispondesse con l’unica proprietà che il tempo non possiede: con la bellezza”.
Questo legame ideale tra due città la cui intrinseca bellezza è fatta di spazio, luce, acqua e linee, trova nella mostra che stiamo per inaugurare, la sintesi stessa della loro essenza.
Sono nato a Venezia. Città d’arte, meta di turisti da secoli, tappa obbligata del Grand Tour settecentesco, l’agglomerato lagunare condivide con il resto della Penisola uno straordinario destino.
Tiepolo, Canaletto, Tiziano, Palladio, per citare solo alcuni dei tanti artisti e architetti che hanno contribuito allo splendore della civiltà veneta, non sono stati visti dalle generazioni successive come mete inarrivabili della creatività artistica, ma come uno stimolo ad avventurarsi in nuove ricerche.
A differenza di altri paesi, il nostro ha una solidissima tradizione culturale che è costantemente alimentata da nuova linfa. Così Venezia, città “cartolina” già nelle tele del Canaletto, è appunto a sua volta nuova opera d’arte negli olii del vedutista Giovanni Antonio Canal.
Riccardo Licata, torinese di nascita, siciliano d’origine, veneziano d’adozione, condivide con un gruppo di artisti che risiedono a Venezia nel Dopoguerra le linee tracciate dal genio di Lucio Fontana.
È un gruppo che percorre con creatività diverse la necessità di affermare una nuova dimensione dell’arte, senza essere annichiliti dalla bellezza della città o dal patrimonio artistico e architettonico che li avvolge, ma comunque senza mai dimenticare il contesto nel quale vivono.
Forse sono un po’ avventati? Non credo, visti poi i risultati che questa mostra mette in evidenza.
Il percorso di Licata si avventura poi per altre strade e in altre città, come Parigi, ma nelle sue opere il linguaggio lagunare, la ripetitività del segno ricorda quei meravigliosi canali lungo i quali si ergono le facciate delle case e dei palazzi della città, dove la gioventù artistica del Dopoguerra seppe contribuire anch’essa alla perenne crescita culturale della Penisola.
Ancora una volta Venezia partecipa in modo originale a una corrente artistica, contribuendo in modo determinante alla genesi e allo sviluppo di questa.
Mi fermo qui. Ringrazio ancora una volta l’Ermitage, il Cigno e il curatore Giovanni Granzotto per aver nuovamente riportato l’arte e la cultura italiana in Russia e dichiaro formalmente aperta l’affascinante mostra “Spazialismi, Riccardo Licata e la pittura a Venezia dal dopoguerra a oggi”.